Mind-Object Identity

La coscienza non è dentro il cervello.

È identica all'oggetto che esiste relativamente al corpo.

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Riccardo Manzotti
La soluzione
L'Identità Mente-Oggetto (MOI)
Lo schema della Mind-Object Identity: l'oggetto è identico all'esperienza, O = E
Lo schema della Mind-Object Identity: tutto è nello spazio tempo, tutto è una cosa (causa) e la cosa che è noi non è il cervello ma l'oggetto che esiste relativamente a esso.

L'oggetto e l'esperienza non sono separati (O = E). L'esperienza non è un'immagine del mondo misteriosamente collegata da una relazione incomprensibile. L'esperienza non è altro che l'oggetto stesso nella misura in cui questo oggetto esiste relativamente al nostro corpo e al nostro cervello. Cercare la coscienza, come se fosse il luogo dove il mondo apparte è uno pseudoproblema. L'esistenza relativa al corpo si fa carico di tutte quelle variazioni che attribuivamo alla soggettività. Non c'è, letteralmente, coscienza o esistenza ... ma solo ESISTENZA.

L'esperienza del rosso è la mela — illustrazione surreale
L'approccio tradizionale presuppone di sapere che la coscienza è dentro il cervello.

Tu vedi una mela rossa. La domanda è: dov'è il rosso che stai vedendo?

La filosofia novecentesca ha risposto, in mille varianti: dentro la tua testa. Una rappresentazione neurale, un quale soggettivo, uno stato cerebrale inaccessibile al mondo esterno. La mela è là fuori, grigia e muta. Il rosso è qui dentro, prodotto dal cervello.

La mia risposta è più semplice e, per qualcuno, scandalosa: il rosso è dove l'hai sempre pensato che fosse — sulla mela, nel mondo. La tua esperienza del rosso è la mela rossa, esistente relativamente al tuo corpo.

Non c'è un dentro e un fuori. Non c'è una copia. C'è solo il mondo, differenziato dalla relazione con il tuo corpo. E tu sei quel mondo che esiste relativamente al tuo corpo e al tuo cervello.

Il punto di partenza

La visione tradizionale ha un problema.

Nel paradigma dominante ci sono tre entità: l'oggetto esterno O, il cervello B e l'esperienza E.

Tra O e B c'è una catena causale — la luce riflessa dalla mela colpisce la retina, i neuroni si attivano. Fin qui, fisica. Il problema è il salto successivo: come fa B a produrre E? Come la scarica neurale diventa il rosso che vedo? Questo è l'hard problem della coscienza, e la risposta tradizionale non riesce a darlo perché il problema è mal posto.

Il dualismo implicito — dentro/fuori, soggettivo/oggettivo, fenomenico/fisico — non è una scoperta scientifica. È un'assunzione che si porta dietro tutto il peso della storia moderna della filosofia della mente.

Schema tradizionale: O, B, E con punti interrogativi
La vista tradizionale: due problemi irrisolti
The Wrong Turn — il bivio della filosofia della mente moderna

Panpsichismo, funzionalismo, correlati neurali, qualia: sono tutte variazioni sul medesimo errore di percorso, ovvero cercare nel cervello la nostra coscienza. Ma perché dovremmo pensare che l'interiorità sia l'interno del cervello?

La strada verso il problema mente-cervello è lastricata di buone intenzioni empiriche, che non hanno finora portato da nessuna parte. La MOI non prende quella strada: torna al bivio fondamentale (il soggetto è diverso dall'oggetto?) e prende l'altra direzione: non siamo un cervello che vede il mondo, siamo il mondo stesso che esiste relativamente al corpo e al cervello.

Per andare più a fondo

I quattro temi della MOI

Tema 1
Identità

Non siamo una mente che guarda il mondo. Siamo il mondo — quella porzione di realtà che esiste relativamente al nostro corpo. L'arcobaleno e la mela come casi paradigmatici.

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Tema 2
Esistenza Relativa

Ogni cosa esiste relativamente ad altre cose. La mela allo specchio e il ciclista in lontananza mostrano che la relatività non è soggettività: è la struttura del reale.

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Temi 3 & 4
Esistenza Spread

Sogni, allucinazioni, oggetti chimerici: percorsi inusuali verso il mondo reale. E il presente diffuso che abbraccia tutto ciò che il corpo tocca causalmente.

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