Il robot emozionato
Le macchine simulano emozioni sempre più convincenti. Ma un sentimento recitato, senza un corpo che abbia qualcosa da perdere, è ancora un sentimento?
Le macchine simulano emozioni sempre più convincenti. Ma un sentimento recitato, senza un corpo che abbia qualcosa da perdere, è ancora un sentimento?
Cosa serve, oggi, per essere riconosciuti come umani? La tecnologia ridisegna di continuo il confine tra noi e le nostre imitazioni.
La serie che separa chirurgicamente vita e lavoro come esperimento mentale: chi siamo quando la memoria viene tagliata in due?
L'intelligenza artificiale produce testi, immagini, risposte. Ma c'è pensiero là dentro, o soltanto la sua ombra linguistica?
Può una macchina essere cosciente? Il problema più ostico della filosofia della mente messo alla prova dall'IA.
Il deserto di Villeneuve come teatro metafisico: ecologia, potere e profezia nella fantascienza che torna a farsi mito.
Un confronto con il filosofo dell'hard problem su realtà virtuale e coscienza: cosa significa, davvero, essere reali.
Dialogo con il neuroscienziato sulla coscienza come «allucinazione controllata» — e sui limiti di un'idea tutta cervello-centrica.
Se una macchina conserva ogni risposta, che senso ha la fatica di apprendere? Una difesa dell'imparare come esperienza, non come archivio.
ChatGPT irrompe nel dibattito: lo spaesamento vero non è che le macchine pensino, ma che ci obblighino a chiederci se lo facciamo noi.
Specchio o alieno? Proiettare sull'IA la nostra immagine è il modo più sicuro per non capirla.
Le immagini generate dall'algoritmo e la vertigine di una creatività senza autore: chi crea, quando a creare è la macchina?
La libertà come scandalo per la scienza deterministica: perché continuiamo a sentirci liberi anche quando ci dicono che non lo siamo.
Il filosofo sloveno tra dialettica e tecnocapitalismo: come il pensiero più antico illumina le ossessioni più contemporanee.
Negare il pensiero alle macchine svela un pregiudizio: a noi basta poco per dire «mente», a loro non basta mai. La differenza vera è nei fini.
Dentro la «scatola» dei grandi modelli linguistici: perché ridurli al «prossimo token» è fuorviante quanto attribuirgli una coscienza.
Dopo l'IA che risponde, l'IA che agisce. Quando un sistema compie azioni nel mondo, dove finisce lo strumento e comincia la responsabilità?
La distanza tra mente e calcolo non è di grado ma di natura: una questione ontologica prima che tecnica.
Come il personaggio manzoniano che negava la peste con argomenti impeccabili, certi critici liquidano l'IA a chiacchiere — sbagliando bersaglio.
Un breviario contro i luoghi comuni: dall'IA «creativa» all'IA «cosciente», otto credenze diffuse messe alla prova della filosofia.
Quando immagini e testi prodotti dalle macchine diventano infiniti, che ne è del loro valore? Un'economia del senso ai tempi della sovrabbondanza.
Dalla cibernetica ai transformer, una storia dell'IA raccontata in prima persona — da chi la studia da quando si chiamava ancora robotica.
Partendo da una colonscopia, un esperimento sul confine dell'io: la coscienza non è chiusa nel corpo, ma coincide col mondo che incontra.
Una piccola archeologia dell'intimo: come un indumento racconta secoli di pudore, igiene e idee del corpo. Filosofia delle cose minime.
Un lungo dialogo sulla Mente Allargata: la tesi radicale che la coscienza non stia nel cervello, ma sia fatta degli stessi oggetti del mondo.
Il film di Lanthimos come favola filosofica: l'innocenza di Bella diventa lo specchio in cui la civiltà adulta scopre la propria mostruosità.
Caso «New York Times» contro OpenAI: perché, sul piano concettuale, addestrare un modello non è copiare. Una posizione controcorrente.
Contro l'entusiasmo facile: i modelli linguistici imitano la superficie del linguaggio, non l'esperienza da cui il linguaggio nasce.
Avatar, deepfake e copie digitali: cosa resta dell'identità quando la nostra immagine può essere replicata e fatta agire senza di noi?
All'arrivo dei grandi modelli linguistici: come funziona una macchina che scrive, e perché scrivere non è ancora pensare.
Quando l'ortodossia ideologica riscrive gli eroi della finzione: una difesa della libertà del racconto contro il controllo del presente.
Da «Soul» in poi, l'animazione come macchina morale: i film per bambini e la nuova dottrina del sé da realizzare a tutti i costi.
Il licenziamento di Gina Carano come sintomo d'epoca: fino a che punto un'industria può punire le opinioni private dei suoi interpreti?
Una proposta per ripensare l'identità personale: l'io non come centro nascosto nel cervello, ma come processo aperto sul mondo.
Le immagini colorate del cervello spiegano davvero la mente? Una critica all'idea che la coscienza si possa leggere dentro i neuroni.
Realtà, percezione e fisica: un viaggio nella domanda più ingenua e più difficile — c'è un mondo là fuori, indipendente da noi?
Ripensare l'umanesimo dopo le macchine: non un fortino da difendere, ma un significato da reinventare in un mondo ormai popolato di intelligenze.
L'IA travolge un modo di insegnare e di valutare. Ma proprio da qui può rinascere un'università fondata su ciò che le macchine non sanno fare.
Un richiamo etico contro la tentazione di delegare e abdicare: esistere comporta scegliere, e da questo peso non c'è scorciatoia.
Sul libro di Andrea Tagliapietra: lo specchio come «re delle metafore», fra Narciso e Dioniso, e l'enigma mai risolto di cosa significhi vedere.
Sul saggio di Federico Leoni dedicato a Kapoor: l'estetica del ribaltamento, la pelle come confine, lo specchio come operatore di reversibilità tra dentro e fuori.
La libertà esiste, ma non è la scienza a garantircela: contro il determinismo che vorrebbe ridurre le nostre scelte a reazioni chimiche.
Una difesa dell'autonomia contro il paternalismo: il rischio di una società che, per tutelarci, finisce per decidere al posto nostro.
L'editoria scientifica «aperta» e il suo paradosso: quando pubblicare ad accesso libero significa pagare, e la conoscenza torna merce.
Un commento all'intervista di Walter Veltroni a un'intelligenza artificiale: cosa significa, e cosa no, «conversare» con una macchina che non ha mai visto il mondo.
Il carattere dei luoghi come modo di stare al mondo: un divertito confronto, sotto l'ombrellone, tra due modi opposti di intendere l'esistenza.
L'interfaccia di Neuralink consente di muovere un cursore con la mente, ma non «legge» i pensieri: perché la coscienza resta fuori dalla portata del chip.
Aprile 2020, in pieno lockdown: un intervento pubblico sul difficile bilanciamento tra sicurezza sanitaria e libertà individuale.
Il denaro è fatto di tempo e di fiducia, e realizza valore solo dove c'è una volontà umana da esercitare. L'IA, che produce contenuti senza valore né volontà, incrina la promessa al cuore dell'economia.
E se l'IA generasse consumatori artificiali? L'ipotesi di un'economia ibrida, gestita da agenti superintelligenti ma privi di coscienza — e dei valori etici che hanno retto, pur con mille debolezze, quella umana.
Scrivo regolarmente per riviste culturali e quotidiani, in italiano e in inglese. Sono disponibile per articoli, recensioni, interventi e collaborazioni editoriali.