La mordacchia uccide la società libera

La mordacchia era uno strumento di tortura con cui si punivano i rei di avere espresso idee non conformi a quelle della loro comunità. Consisteva in una maschera di ferro, che esternamente aveva orecchie d’asino (simbolo di demenza) e altri tratti grotteschi per deformare il viso e internamente aveva una punta che feriva la lingua. La mordacchia aveva lo scopo di punire la persona pubblicamente e fisicamente, con danni sociali e sofferenza fisica.

Oggi la stessa pena è inflitta, in modo mediatico e digitale (niente sangue o ferro, per carità), a chi si permette di esprimere una opinione personale diversa dal parere dei più (sempre giusti e bene informati). Il caso è, ovviamente, offerto dalle parole di Bocelli, reo di avere pronunciato queste parole terribili:

“io conosco un sacco di gente e grazie a dio non conoscevo nessuno che sia finito in terapia intensiva e così … mi chiedevo … tutta questa gravità?” Andrea Bocelli, 27 Luglio 2020

Ovviamente la stampa si è scatenata in una campagna di fango contro il tenore arrivato a essere accusato di demenza e indegnità insieme a chiunque non la pensi come l’ortodossia restacasista (e ovviamente non sia filogovernativo, ma eviterò questo sospetto). Come nell’Unione Sovietica di Stalin, chi non la pensa come il popolo è accusato di essere un pazzo, un demente o un criminale.

Che cosa ha detto il tenore? Nulla in realtà. Ha detto di non conoscere nessuno che fosse andato in terapia intensiva (e sì che lui conosce tantissime persone in seguito al suo lavoro) e non non condividere la valutazione circa la gravità della pandemia.

Orrore! Nessuno deve mettere in dubbio la linea del governo e il fatto che il virus sia di una gravità massima. Da ogni parte, benpensanti e colleghi si sono precipitati a condannarlo e a prendere le distanze da una tale mancanza di fede nella religione di stato (la lotta al covid …).

Il cantante è stato letteralmente sommerso da decine di migliaia di insulti da parte di leoni della tastiera (ma quali leoni? io direi iene, sciacalli, maiali, vermi, al meglio, asini della tastiera) che hanno avuto la loro quotidiana vittima sacrificale. L’ennesimo infedele da crocefiggere perché non allineato con il pensiero corretto (il loro).

Qualche considerazione rapida.

Primo. Le parole del cantante erano condivisibili e per nulla gravi. Se non conosceva alcun paziente in terapia intensiva, che doveva fare? inventarseli?

Secondo. Giustamente se uno conosce migliaia di persone e stanno tutti bene è un piccolo campione statistico. La situazione sarà seria, ma non disperata. Al tempo della peste bubbonica, nessuno avrebbe potuto dire, conosco migliaia di persone, ma nessuna si è ammalata. Quando tutti conoscono almeno qualcuno che sta molto male, la situazione è oggettivamente più grave. Vogliamo dire che il Covid è grave come la peste bubbonica? non sembra che sia così.

Terzo. Non ha mai detto, come invece gli è stato attribuito, che “non conosco nessuno in terapia intensiva, quindi il virus non esiste” e nemmeno “non c’è nessuno in terapia intensiva”. Ma la gente, senza ascoltarlo, si è immediatamente inventata che lui lo avesse detto.

Quarto. C’è molto odio sociale. Il fatto che sia ricco e viva in una bella tenuta è visto come un motivo per punirlo ulteriormente e, finalmente, ha fatto un passo falso e in molti è scattata la voglia di vendetta sociale.

In conseguenza di questo fatto, il giorno successivo, il cantante ha cercato di ritrattare le sue parole; una scelta sicuramente non coraggiosa, ma comprensibile. In fondo, perché sacrificare la sua popolarità per dire la verità? Stiamo parlando di un cantante, non di un martire del pensiero. E poi i suoi colleghi (vedi Vasco e Fedez) sono stati molto più furbi a dire quello che tutti pensano (invece che quello che pensano loro, che magari non era così popolare).

Questa storia è molto grave e non per quello che ha detto Bocelli, o perchè non ha saputo essere un martire, ma perchè la società gli ha imposto di abiurare alla sua opinione e, ancora peggio, perché moltissimi intellettuali e filosofi invece di difendere la libertà di opinione si sono lanciati a far manforte alla pubblica lapidazione e gogna mediatica.

Tutto questo è molto molto grave. Una persona esprime una opinione ed è immediatamente sottoposto a una gogna mediatica. Vengono in mente i cristiani che hanno lapidato (o peggio) la filosofa Ipazia perché non conforme al loro pensiero.

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Morte di Ipazia per mano degli zelanti bigotti di Alessandria

Tra l’altro, Bocelli non ha detto che la epidemia non esiste, ma ha espresso un giudizio sulla sua gravità. E saremo d’accordo sul fatto che non è esattamente come la peste bubbonica? O veramente crediamo che il Covid sia il nuovo flagello di Dio? Ma per aver messo in dubbio il conformismo dei restacasisti ecco in azione le squadre dei fustigatori pubblici.

Plaudire, o anche solo accondiscendere con il proprio silenzio, all’abiura del pensiero di qualcuno è quanto di più meschino ci sia per chi è parte, a qualsiasi titolo, del mondo delle idee.

Chi vive in nome del pensiero (filosofi, artisti, letterati, giornalisti) non può fare questo o, se lo fa, deve rendersi conto della responsabilità morale di questa complicità.

Bocelli ha espresso una opinione, che è qualcosa che ha sempre una componente soggettiva perché esprime un giudizio personale.

La possibilità di esprimere una opinione senza essere lapidati mediaticamente, senza essere insultati, senza essere invitati a perdere tutto, ammalarsi, vedere i propri cari agonizzare, senza essere presi in giro per la propria disabilità (è successo anche questo) dovrebbe essere un diritto fondamentale della società civile. Questo non è avvenuto.

Confesso che mi sembra di dire delle ovvietà, ma evidentemente per qualcuno non lo sono affatto, e questo è ancora più grave. Bocelli non è un istituto di ricerca chiamato a stabilire dei fatti, ma un cittadino cui è stato chiesto di esprimere una opinione personale. Se stabiliamo che esiste una sola opinione accettabile e che chi non la condivide è sacrificabile e punibile da tutti, siamo all’alba di una forma di pensiero totalitario dove non è più possibile pensare individualmente.

Tra l’altro, Bocelli è diventato così, l’homo sacer di Agamben, ovvero

La sacertà (lat. sacertas), secondo il diritto romano, era una sanzione a carattere giuridico-religioso inflitta a colui che determinava, con la propria condotta, un’infrazione della pax deorum; giuridicamente, comportava la perdita della protezione che la civitas garantiva ad ogni cittadino e, quindi, la possibilità per chiunque di uccidere il trasgressore.

In questo caso, il ruolo di Dio che punisce il trasgressore è esercitato dalla rete e dai social, vox populi vox dei. Il fatto che Bocelli abbia espresso (in realtà non lo ha fatto, ma è andato abbastanza vicino a dirlo) un’opinione contraria a quella dominante, ha fatto sì che lui venisse mediaticamente buttato fuori dalla comunità dei probi (i restacasisti martiri, le iene da tastiera e i giornalisti filogovernativi) e considerato lecito offenderlo e minacciarlo.

Capite la gravità del clima sociale? In cui si reputa che non si abbia diritto di avere una opinione propria e, peggio che mai, di esprimerla pubblicamente pena l’esecrazione unviersale?

Ancora più abietto di chi lo ha minacciato è chi è rimasto in silenzio o, peggio, ha plaudito alla sua abiura, atto patetico per lui, ma meschino e infame per chi ne è stato responsabile.

Per un Bocelli che chiede scusa oggi, quanti domani non avranno il coraggio di aprire bocca e dire quello che pensano?

La lezione è stata data: chi ha una opinione sbagliata deve essere punito e deve chiedere scusa. I giornalisti hanno lanciato invettive, la gente piccola ha tirato uova marce e gridato insulti, i filosofi hanno trinciato giudizi, i benpensati si sono indegnati (nei modi giusti, sia chiaro, con contrita serietà). Giustizia è fatta. La libertà è stata punita ancora una volta.

Io non voglio criticare intellettuali e filosofi, non giudico nessuno, ma li voglio esortare a fare proprio il loro dovere (“fratello non temere che corro al mio dovere”…), difendere una società libera dove ognuno possa serenamente avere ed esprimere una opinione diversa da quella degli altri. Quando uno apre bocca non deve temere il giudizio degli altri. Non deve temere di incorrere nella pena della mordacchia.

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