Per quanto a lungo si deve raccontare una cosa falsa perché tutti la credano?

Ieri sera, dopo la Befana, a fine vacanze, mentre rimettevo a posto i libri cercando di disporli nell’ordine perfetto che non si ottiene mai, ho trovato un libro di qualche anno fa, molto autorevole e di discreto successo. Si tratta della prima edizione di “LA VISIONE” del Prof. Lamberto Maffei della Università di Pisa.
Oggi il libro non è più in circolazione, ma vale la pena citarlo perché 1) è molto chiaro, 2) rappresenta ancora l’opinione prevalente su come noi percepiamo il mondo, e 3) è stato scritto da una delle persone più prestigiose nel panorama italiano.
Quindi, mi scuserà il grande neurologo se lo uso per rivelare una grande bugia!
Aperto il libro, vado alla prima pagina che inizia con queste parole:

E’ certo che la sensazione luminosa è innescata dai fotoni che cadono sulla retina. Tuttavia ciò che vediamo non sono le distribuzioni dei fotoni nelle immagini sulla retina, ma ciò che risulta dall’elaborazione di queste immagini a livello del sistema nervoso centrale. noi non vediamo la materia quale è descritta da un fisico, ma l’interpretazione che di essa danno i nostri neuroni.

Queste parole, che danno l’avvio al libro di Maffei, sono una incredibile concentrazione di bugie ed errori e il fatto — che un autore prestigioso e uno scienziato autorevole come lui le abbia potute ribadire per anni senza che nessuno le notasse — è una testimonianza incredibile della credulità delle persone.

Se una bugia è ripetuta abbastanza a lungo (e soprattutto se la sentiamo da piccoli a scuola da persone che noi stimiamo), quella bugia continuerà a sopravvivere per anni e nessuno la metterà in discussione. Anzi, tutti la prenderanno per vera e la reputeranno una ovvietà.

Lasciate che vi spieghi perché.

Primo. Non è affatto certo che la sensazione luminosa sia innescata dai fotoni. Intanto non si sa che cosa sia la sensazione luminosa. E non si sa se venga dopo i fotoni o chissà dove. Non si sa nulla della sensazione luminosa. Si sà che forse c’è qualche relazione, ma sicuramente non c’è niente di certo.

Secondo, nella retina (il fondo dell’occhio) non ci sono immagini! Nella retina ci sono livelli di concentrazioni di sostanze chimiche liberate dai fotorecettori in risposta ai fotoni. Ma nessuna immagine!

Terzo, non ha senso parlare di elaborazione di immagini, perché, appunto, queste immagini non esistono, quindi che cosa dovrebbe essere elaborato?

Quarto, i neuroni non interpretano! questo errore è stato definito l’errore mereologico, parola difficile per dire che si fa confusione tra il tutto e la parte. Cioè, per dirle semplice, si attribuiscono ai neuroni le caratteristiche della persona nel suo complesso. Quindi si dice che i neuroni parlano, vedono, vogliono, decidono e, ovviamente, interpretano. Ma è una baggianata. I neuroni sono cellule e non fanno niente del genere. I neuroni ricevono sostanze chimiche ed emettono sostanze chimiche. Tutto il resto è mitologia.

Quinto, la bugia più grande di tutte: noi non vediamo il mondo come è, ma vediamo ” l’interpretazione che ne danno i nostri neuroni ” Questa cosa, che è una bugia gigantesca, è stata martellata nella testa di tutti, a partire dalle scuole, e ormai è diventato difficilissimo convincere le persone che si tratta di fuffa pseudoscientifica. Eppure è evidente.

Come dicevo prima, i neuroni, faranno tante cose belle, ma di sicuro non interpretano e, se anche lo facessero, le loro interpretazioni non sarebbero la cosa che vediamo. Si vedono le interpretazioni? Non mi pare. E di che cosa dovrebbero essere fatte queste interpretazioni? E, tanto per ripetere l’ovvio, chi le dovrebbe vedere queste interpretazioni? Se noi non siamo i nostri neuroni, che siamo? Siamo dei fantasmi che vediamo quello che i nostri neuroni ci fanno vedere? Ma a chi lo fanno vedere?

Queste sono bugie, cose che si sa che sono false (e se chi è un esperto di visione non lo sa, beh, è un brutto segno). Sono bugie che abbiano sentito ripetere tante di quelle volte che alla fine ci abbiamo creduto. Ma è ora di svegliarci e riconoscerle per quello che sono: panzane raccontate dagli esperti ai non esperti per non voler ammettere di non sapere nulla.

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